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Evoluzione del SIT Carta del Rischio del Patrimonio Culturale (2002-2005)
Le finalità di questa iniziativa sono le seguenti:
Sviluppo della Carta della Distribuzione del patrimonio e georeferenziazione dei beni; Implementazione della Carta della Distribuzione: raccolta dati sui beni immobili sottoposti a vincolo; Realizzazione di nuove interfaccia utente; Aggiornamento e integrazione della procedura di Data Entry; Messa a punto e test di un tracciato schedografico per il rilevamento speditivo dello stato di conservazione dei beni immobili; Accesso Internet alle banche dati.
La Banca Dati dei beni immobili vincolati georeferenziati
Le fasi operative messe in atto per creare la Banca Dati sono state le seguenti:
la ricognizione presso gli Uffici Vincoli e gli Archivi delle Soprintendenze (Architettoniche, Archeologiche e Miste interessate) della documentazione in essi conservata al fine di produrre una prima stima della sua consistenza e distribuzione; la raccolta, mediante fotocopiatura in toni di grigio, di tutta la documentazione di vincolo individuata nella fase precedente; l’elaborazione dei dati rinvenuti, la loro informatizzazione e l’inserimento nella nuova Banca Dati; la georeferenziazione di tutti i beni immobili corrispondenti agli atti di vincolo raccolti.Gli atti di vincolo riguardano i beni di proprietà privata, di proprietà di enti pubblici e privati, e di proprietà demaniale, correlati di eventuali note di trascrizione, alla Conservatoria dei RR.II. o al Libro Tavolare, delle relazioni storico-artistiche e degli allegati cartografici e fotografici.
In ogni caso, sono stati creati ex novo, o semplicemente integrati, Elenchi riepilogativi per la registrazione di tutti gli atti acquisiti mediante fotocopiatura in situ. Per classificare e riconoscere tutta la documentazione appartenente ai singoli provvedimenti di vincolo, si è inoltre fatto ricorso all’apposizione su ogni foglio fotocopiato di etichette autoadesive riportanti codici a barre univoci e progressivi.
Una volta raccolto, tutto il materiale cartaceo è stato acquisito otticamente (creazione di immagini raster) e si è proceduto alla ricostruzione logica della documentazione pertinente ad ogni singolo atto di vincolo tramite la lettura dei codici a barre.
Terminata la fase di elaborazione, le immagini raster sono state impiegate per l’attività di data entry, che ha previsto una doppia digitazione dei dati e conseguente verifica dei valori discordanti per ridurre al minimo la possibilità di errore. Nel caso in cui i dati sono emersi concordanti, questi sono stati immessi nel Data Base di nuova produzione, diversamente, sono state eseguite una serie di verifiche con lo scopo di individuare e correggere gli errori commessi in fase di digitazione, consentendo eventuali interventi correttivi.
L’omogeneità nella codificazione dei dati riguardanti ogni atto di vincolo è stata garantita impiegando una specifica scheda strutturata alla quale sono state collegate tutte le immagini raster acquisite, relative tanto alla documentazione di vincolo vera e propria, quanto ad eventuali allegati cartografici e fotografici.
L’ultima fase del procedimento ha previsto la georeferenziazione dei beni individuati dagli atti di vincolo, sviluppando così la carta della distribuzione del patrimonio culturale sul territorio nazionale.
Le attività di georeferenziazione sono state svolte secondo un processo che
è può essere suddiviso in quattro fasi:
1. la georeferenziazione di tutti i beni provenienti dal data entry,
effettuato sulla base delle informazioni rintracciate nei documenti di vincolo,
mediante estrazione delle chiavi catastali e loro trasformazione in coordinate
Gauss-Boaga (procedura: query su sistemi SISTER/AIMA; CARTLAB; ARCMAP Spatial
adjustment);
2. la fusione dei beni provenienti dal data entry del vincolato con quelli
presenti nella banca dati ICR allo scopo di eliminare i doppioni e discriminare
fra beni vincolati e beni non vincolati (procedura: IMBOMO);
3. la georeferenziazione di tutti i beni rimasti e non ancora georiferiti,
mediante reperimento delle chiavi catastali da fonti diverse dagli atti di
vincolo, oppure mediante l’indirizzo stradale, i toponimi IGM, la descrizione
sulle Guide TCI/LATERZA (procedura: GISLOC);
4. l’individuazione dei beni, ma solo nel caso in cui le fasi precedenti
non abbiano dato i risultati attesi, direttamente sul campo e loro
georeferenziazione con rilevamento di tipo strumentale (procedura: FIELDLOC).
Al termine delle suddette fasi tutti i beni risulteranno georeferenziati. A questi si aggiungeranno quelli tratti dalle Guide e che non risulteranno interessati da decreti di vincolo.
Georeferenziazione puntuale con verifica su SisTer e Grafo Stadale
Tematizzazione per fogli catastali